venerdì 1 agosto 2014

«Cultura, cambiare rotta ascoltando i bisogni» di Elisabetta Chiacchella,di Radicaliperugia.org


Elisabetta Chiacchella, la prima a sinistra nella foto
Il Messaggero - Umbria
ha pubblicato l'articolo di Elisabetta Chiacchella -  presentata come 
«docente universitaria e radicale transnazionale» -  che qui sotto riproduciamo. L'articolo si inserisce all'interno di un dibattito che si è sviluppato nella stampa locale umbra dopo il cambio della guardia alla guida di Perugia con l'elezione al ballottaggio del sindaco Andrea Romizi.

«Davvero vale la pena seguire il dibattito che Il Messaggero Umbria sta ospitando nelle sue pagine per mettere a fuoco il tracciato che occorrerebbe seguire da qui in avanti per dare alla nostra città una impostazione sostanzialmente diversa rispetto alle politiche culturali precedenti. Lorena Rosi Bonci ha accennato, fra le tante urgenze (turismo, spazi storici degradati o non visitabili nell’acropoli e così via) anche alla tematica dell’inclusione femminile a partire dal lessico degli amministratori, auspicando a breve un circolo dei lettori e delle lettrici a Perugia, cosa che mi ha fatto molto piacere: sarebbe il segno, se attuato, che altri provvedimenti del genere e di genere possano ricevere attenzione  da parte dell’assessore Teresa Severini.
Occorre infatti che le differenti anime della città, quelle delle cittadine e dei cittadini che risiedono lungo il Tevere oppure nelle periferie, come quelle della cittadinanza stabile o degli studenti che vivono nell’acropoli ─ oltre che  nei quartieri quasi dismessi del centro ─, trovino risposte adeguate al bisogno essenziale di attenzione verso la propria misura, rispettose del loro sentimento di essere parte significativa dello spirito della città, non confinati solamente nel proprio microcosmo (un esempio solo per intenderci: non possiamo dare il dialetto ai ponti per rafforzare le buone vecchie tradizioni, ché a loro piace così, magari riproponendo un macchiettismo tardo maschilista nelle poesie, facendo finta che lì non abitino tantissimi migranti e che l’inclusione non sia indolore... Per creare convivenza possibile, bisogna lavorarci culturalmente! Sia con gli italiani che con gli stranieri.)
Infatti come tutti ormai sanno, una città è l’incarnazione visibile e sensibile delle generazioni che vi hanno dimorato, vi dimorano, l’attraversano. I rapporti umani che si stabiliscono negli spazi pubblici, al chiuso e all’aperto, in mezzo alla straordinaria nonché significativa bellezza in cui ci muoviamo -spesso senza percepirla- dipendono in larga misura dalla visione che la classe politica, vale a dire le donne e gli uomini investiti del mandato dell’azione concreta per conto dei cittadini, porta alla luce e mette in essere.
Nella nostra città, quindi, la vocazione del luogo ha bisogno di essere ascoltata. Sostenere o finanziare progetti culturali senza avere una visione lungimirante della strada da imboccare non aiuta a uscire dall’inerzia. Anzi, rischia di far rimanere i rapporti umani - che si sviluppano all’ombra delle decisioni assunte a Palazzo dei Priori - fermi in una collocazione gerarchica, passatista e nostalgica: slegata fra le classi e i quartieri, una specie di pelle di serpente abbandonata.

Alla luce di tutto questo invitiamo chi ha la responsabilità del governo culturale della città ad ascoltare le voci che pubblicamente si stanno levando affinché Perugia si possa aprire a una consapevole discontinuità culturale nei prossimi anni, fino a diventare più inclusiva, laica (ne avremmo tanto bisogno, per non soffocare nel moderatismo o nel francescanesimo di maniera!), internazionalmente connessa, rispettosa dei rapporti fra i generi, alla ricerca di capacità che, pur esistendo, ancora non hanno trovato la strada per farsi ascoltare.»

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