venerdì 3 agosto 2012

Perugia, il gioco delle tre carte del servizio riscossione tributi e delle entrate di Provincie e Comuni Dogre. Dopo aver provato a vessare i cittadini con la Tosap per i passi carrabili ora va all’attacco dei commercianti con l’imposta sulla pubblicità . Il Comune intervenga prima che sia troppo tardi


Perugia, il gioco delle tre carte del servizio riscossione tributi e delle entrate di Provincie e Comuni Dogre. Dopo aver provato a vessare i cittadini con la Tosap per i passi carrabili ora va all’attacco dei commercianti con l’imposta sulla pubblicità . Il Comune intervenga prima che sia troppo tardi

di Michele Guaitini, tesoriere di Radicali Perugia – Giovanni Nuvoli, in collaborazione con Andrea Maori, segretario di Radicali Perugia – Giovanni Nuvoli

Nel 2010 la Dogre – il servizio di Gestione delle attività di liquidazione, accertamento e riscossione dei tributi e delle entrate delle Provincie e dei Comuni -  -  ci ha provato con la Tosap per i passi carrabili e fu costretta a leccarsi le molte ferite per i numerosi avvisi “bonari” che solo dopo molte proteste e vari tavoli di conciliazione sono stati riconosciuti come illegittimi.
Quest’anno ci riprova con l’imposta sulla pubblicità provando a vessare i commercianti già duramente provati dalla crisi economica.
La normativa vigente, imperniata nel D.Lgs. 507/93 e in un apposito regolamento comunale, unitamente con la nota n. 11159 del 2007 del Ministero delle Finanze, stabilisce i presupposti per l’imposizione della tassa sulla pubblicità, distinguendo chiaramente ciò che è “insegna” del pubblico esercizio, da quelli che sono “gli altri mezzi pubblicitari” che si possono trovare su vetrine e porte d’ingresso.
Per le prime  - le insegne - è previste una soglia di esenzione di 5 mq; se si resta sotto tale soglia non si paga nulla, altrimenti si paga per tutti i metri quadrati di insegna (non solo sui metri oltre i primi 5).
Per i secondi – gli altri mezzi pubblicitari - si paga per ciascuna pubblicità e per ciascun metro quadrato. Rientrano in questa categoria le varie scritte pubblicitarie presenti ad esempio nelle vetrine dei negozi (“saldi”, “offerta speciale”, ecc. ecc.) o cartelli e vetrofanie reclamizzanti un prodotto o un marchio.
Ma l’art. 17 del D.Lgs. 507/93, ripreso pedissequamente dal regolamento comunale, stabilisce una soglia di esenzione di mezzo metro quadrato complessivo per ciascuna vetrina o porta d’ingresso.
In questo periodo la Dogre sta inviando numerose cartelle di accertamento ai commercianti per presunte violazioni della normativa in materia di imposta sulla pubblicità con invito a regolarizzare la posizione pagando cifre che vanno dalle centinaia fino ad arrivare a qualche migliaio di euro. Cifre che poi dovrebbero essere corrisposte annualmente.
Dove sta il trucco? E’ semplice: la Dogre considera qualunque mezzo pubblicitario, qualunque scritta e qualunque cartello come fosse una insegna, comprese le scritte “saldi”, “qui servizio fotocopie”, ecc. ecc. fino ad arrivare al distributore di profilattici posto esternamente alla farmacia.
Sia chiaro: sono tutte tipologie di pubblicità per le quali va pagata l’imposta ma considerandole (illegittimamente) come insegna, da un lato non vengono fatte ricadere nella soglia di esenzione del mezzo metro quadrato per vetrina; dall’altro lato, invece che concorrere per i soli metri quadrati del messaggio pubblicitario, contribuiscono a sforare i 5 metri quadrati di insegna facendo sì che l’importo da pagare sia calcolato per un numero di metri quadrati nettamente superiore.
Chiediamo quindi al Comune di Perugia di intervenire immediatamente e bloccare sul nascere questo nuovo tentativo vessatorio della Dogre stabilendone o meno la legittimità, per evitare che, come accadde per la Tosap nel 2010, ci si trovi poi costretti a dover fare marcia indietro travolti dalle proteste dei cittadini, con evidente danno per tutti, soprattutto quei commercianti ignari che hanno già provveduto a saldare importi forse non dovuti o sensibilmente più alti del dovuto.

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