venerdì 20 aprile 2007

Comitato Referendario Umbro

Referendum sulle indennità dei Consiglieri Regionali dell'Umbria.


Grazie a Radio Radicale, puoi ascoltare la conferenza stampa del Comitato Referendario Umbro che si è tenuta giovedì 19 Aprile, nella sala Fiume della Regione.


In rappresentanza del C.I.R. era presente Andrea Maori.



martedì 10 aprile 2007

Il pelo nell'uovo

Sull'articolo di Stefano Zecchi, pubblicato domenica 8 aprile 2007 su ilGiornale.it, La festa triste dei figli del divorzio, c'è di tutto, c'è il Papa, il venerdì santo con i milioni d'italiani, la citazione sacra.
Ci sono i valori che non ci sono più e i bambini innocenti, le critiche ai tempi moderni e al consumismo,  la tradizione della famiglia che suona come un schiaffo a chi è divorziato, separato, diviso.
Non si fosse già impegnati nelle proprie riflessioni di genitori e di compagni, verrebbe proprio da incazzarsi a sentirsi tirare in ballo così prepotentemente.
Ma il professore di Estetica non si limita a fare moralismo domenicale, figurarsi, racconta l'aneddoto di una bambina di 7 anni, accompagnata da un hostess sul volo che la porterà a trascorrere le vacanze da suo padre, "appeso al collo un cartoncino con il nome e l'itinerario",
che le si siede accanto, e gli racconta come odia questa festa, ma che vorrebbe anche vedere papà senza lasciare mamma.
Piccolo accenno alle unioni di fatto e poi un tuffo nell'ordine naturale delle cose.
L'ultima trovata d'oltre-tevere, l'ordine naturale delle cose.
Si, viene proprio da incazzarsi, non fosse altro per l'insulto gratuito, quando chi è diviso e magari ha dei figli conosce già bene il daffare necessario per mantenere in piedi i legami e le responsabilità verso gli affetti più cari.
Poi finisco di leggere il pezzo, e penso che c'è di peggio.

Tipo quando ti girano come a quella bambina, e devi farti tutto il volo seduta accanto al professore.


 


domenica 8 aprile 2007

La chimera del giorno dopo

Come ci si può ritrovare incinta per un abuso di potere

 

Può capitare anche in una città come Perugia, che pullula di popolazione studentesca, dunque giovane e potenzialmente feconda, che nell’atto sessuale si rompa un preservativo proprio al momento e nel giorno sbagliato - di sabato sera - e nella giornata successiva non ci sia modo di porre rimedio. Nulla da fare se fosse accaduto dieci o venti anni fa, se non sperare, pregare, esorcizzare una gravidanza non voluta perché non potuta, perché si ha una intera vita dinanzi da affrontare e le esistenze di madre e figlio sarebbero ineluttabilmente compromesse, vittime di un evento che non si può più nei tempi moderni non protrarre per cause di forza maggiore - università e poi lavoro spesso precario e sottopagato.

È invece sconcertante che ancora oggi queste cose accadano: il punto di discrimine si chiama comunemente “pillola del giorno dopo” [1] , il farmaco che non permette l’ovulazione dell’embrione e quindi l’evolversi della gravidanza.

Martina - nome fittizio, storia ahimé verissima - è una studentessa fuori sede come tante e tanti altri a Perugia, ragazza riflessiva, ansiosa ed estremamente critica verso se stessa. L’inconveniente, come sopra descritto, avviene in una notte di un sabato di novembre. La preoccupazione e l’ansia, come è ovvio, prevalgono ed il primo pensiero corre già alla domenica mattina, a quella pillola, che pur avendo effetti collaterali non propriamente assimilabili ad una aspirina, può risolvere tutto senza che si generi una gravidanza dalla quale non rimane che l’invasività di un intervento chirurgico abortivo – con tutti i rischi psicofisici connessi.

La prima tappa, per chi non sa come agire nel caso specifico, è obbligata: la guardia medica. In quella sede Martina si vede rifiutare la propria richiesta; i dottori le dicono che non possono accollarsi la responsabilità, perché “non ginecologi”, di prescriverle un farmaco che, affermano, ha effetti collaterali spropositati. Alla faccia dell’autodeterminazione.

Via da lì, dunque per la prossima rotta: ospedale Monteluce, pronto soccorso. Magari qui l’assistenza nei suoi confronti, spera, sarà migliore. Invece, manco per niente. Tre medici le oppongono la prescrizione, “siamo obiettori” le dicono. Peccato per un fatto incontestabile: la pillola non ha nulla a che vedere con l’aborto, essendo, come la letteratura medica postula, un “contraccettivo di emergenza”. Di conseguenza l’obiezione non è nei confronti della propria coscienza - questo è il principio ben condivisibile della 194 - ma addirittura di quella altrui . Intollerabile.

Uno dei medici in particolare, racconta Martina con voce affranta, l’ha colpita per la scortesia, l’indifferenza e l’altezzosità palesate; “il suo atteggiamento nei miei confronti era quello di un giudice dinanzi all’accusato di un crimine ignobile”. “Tanto hai comunque 72 ore di tempo”, le dicono rassicurandola in modo pilatesco.

Svilita e vessata, Martina fa ritorno a casa, aspettando il lunedì per ottenere finalmente la agognata pillola al consultorio, che le viene puntualmente consegnata con un avvertimento che la costerna: “hai il 30 % di possibilità di rimanere incinta, sono trascorse già 36 ore”. “Ma come! - risponde lei – Televisioni, radio, giornali, perfino i medici di ieri, tutti parlano di 72 ore di tempo limite!”. Questo è il punto: “tempo limite” significa il termine ultimo oltre il quale non vale nemmeno la pena assumere la pillola. In realtà per ogni ora che scorre, il flebile filo che trattiene la spada di Damocle si assottiglia fino a rischiare la lacerazione, l’inatteso. Insomma, se la guardia medica e l’ospedale si fossero comportati come di dovere, allora avrebbero eluso ogni possibilità di gravidanza e, in ultima analisi, di aborto. È il mito delle 72 ore, che causa ogni giorno tante gravidanze evitabilissime.

L’apprensione la fa da padrone, in attesa che quella lapidaria percentuale non si verifichi.
Giorni di attesa e un ciclo mestruale che non ne vuole sapere di arrivare. Sarà una semplice autosuggestione che induce ad uno squilibrio fisiologico? Oppure è davvero incinta?

Non resta che il test di gravidanza: “positivo” è il responso. Sulla scia dell’incredulità e della costernazione Martina non accetta il risultato, che potrebbe in effetti essere fallace. Dunque riprova una seconda volta, poi una terza, una quarta e al quinto tentativo si rassegna alla forza dell’evidenza.

I giorni passano e alla rabbia per non aver evitato l’evitabile, si somma il crescente dilemma sul che fare: abortire o non abortire. Dunque attende, nel tepore che brucia l’anima del letto di casa, di prendere una decisione, alla luce di quello che sarà l’evolversi della gravidanza. Essendo, come detto, ragazza ansiosa e apprensiva le è stato detto che non è da escludere un aborto spontaneo; il fatto puntualmente avviene.
È l’aborto naturale, in definitiva, a esimerla dall’onere di una scelta così difficile quanto obbligata.

Ma, come Martina afferma, "ci tengo a mantenere l'anonimato, questa storia mi ha già traumatizzato troppo. Però ti do tutto il mio supporto per vincere una battaglia di civiltà, perchè non si ripeta più a nessun'altra ragazza ciò che è accaduto a me".

E' con il "testimone" che Martina ci ha passato di mano che noi chiediamo (a) che venga posta a questo punto una questione politica locale - escludendo la legge italiana casi di mala sanità e sopruso come questo - sul come superare situazioni paradossali come quella appena descritta. È nostro dovere morale chiedere se (b) la A.S.L. sia a conoscenza di questi fatti i quali, se accaduti ad una nostra amica, non devono essere poi così sporadici.
È nostro diritto (c) ottenere i nomi di quei medici che erano lì e che hanno posto l’obiezione di coscienza altrui; è nostro dovere, infine (d) sapere che cosa intenda fare l’A.S.L. nei loro confronti e in situazioni simili che si verificheranno in futuro.
Vogliamo altresì che (e) casi del genere siano verbalizzati dal pronto soccorso, in modo che si conoscano con certezza i numeri di questa piaga, perché venga fuori dalla sabbia sotto la quale è stata interrata.





[1] Per un compendio sintetico e non ideologico vedi www.it.wikipedia.org/wiki/Pillola_del_giorno_dopo

 





[2] Per un approfondimento vai su http://www.pilloladelgiornodopo.it/. Per, invece, verificare l’assurdità di determinate teorie “della vita”, cioè dell’aborto forzato dall’ideologia della sacralità dell’embrione, http://www.pilloladelgiornodopo.it







[3] Situazione giuridica in Italia, in breve:

La pillola del giorno dopo può essere venduta solo dietro prescrizione medica con ricetta non ripetibile, pertanto, nel caso sia stato effettuato un rapporto a rischio è necessario rivolgersi a un medico generico o a un ginecologo. Secondo un parere non vincolante (corsivo e sottolineatura nostri, ndr) del comitato nazionale di bioetica, poiché la contraccezione di emergenza ha come conseguenza l'interruzione del processo fecondativo, è un diritto del medico scegliere di non prescrivere la pillola del giorno dopo (obiezione di coscienza), pertanto è spesso complicato trovare in tempo utile un medico disposto a prescriverla. Va in ogni caso sottolineato che in Italia il diritto all'obiezione di coscienza è concesso per legge solo nella pratica chirurgica dell'aborto terapeutico, mentre manca una espressa indicazione per quanto riguarda la prescrizione della pillola del giorno dopo. (da www.it.wikipedia.org/wiki/Pillola_del_giorno_dopo).








PS: vedi articolo apparso su radioradicale.it di Simone Sapienza, collegato a questo tema.


martedì 3 aprile 2007

"Ridurre il numero della ASL in Umbria"

Pubblicato sul "Giornale dell'Umbria" il 25 Marzo 2007


E’ da tempo che va di moda, tra i politici regionali di maggioranza e opposizione , in riferimento al futuro dei due presidi ospedalieri di Spoleto e Foligno parlare di “integrazione”.
Il primo passo per una integrazione vera e proficua innanzitutto per i cittadini-utenti e che non distrugga quanto negli anni si è costruito passa per una riforma del numero delle ASL e delle Aziende Ospedaliere dell’Umbria. E’ irresponsabile o quanto meno molto rischioso modificare l’attuale assetto dell’emergenza/urgenza dell’ospedale di Spoleto e dell’area di riferimento (Valnerina) senza prima realizzare una fusione amministrativa, di dirigenza e di intenti arrivando alla ASL unica regionale (così come avvenuto nelle Marche) o al massimo alle due ASL che anche il sindaco Brunini chiese con forza in passato.
Questo consentirebbe di raggiungere due risultati: 1) maggior reperimento di risorse 2) miglior coordinamento dell’offerta sanitaria sul territorio regionale, con la valorizzazione di tutte le realtà.
Se Spoleto e Foligno, entrambi DEA, devono avere pari dignità così come affermato dall’assessore Rosi in più occasioni, l’integrazione di cui si parla nei corridoi e nelle stanze che contano, non va in quella direzione, ma verso un declassamento del S.Matteo degli infermi, che paradossalmente ha invece le dimensioni, le professionalità e le carte in regola per essere sempre di più quell’ospedale sicuro e a misura d’uomo di cui la comunità spoletina e non solo ha bisogno.
Sosteniamo quindi chi, come il comitato per l’autodeterminazione della città di Spoleto, ha rilanciato la proposta di riforma delle ASL regionali, feudi di potere spartitorio, ipotizzando anche il ricorso allo strumento referendario.

Tomaso Ciacca, segretario del Centro di Iniziativa Radicale di Perugia
Francesco Pullia, segretario del Circolo Ernesto Rossi di Terni , della Direzione Nazionale di Radicali Italiani


venerdì 16 marzo 2007

Concerto per le donne ruandesi

L'associazione Etudes Sans Frontières nasce con l’obiettivo di sostenere studenti provenienti da Paesi in conflitto o in grave crisi politica, ove risulta impossibile l’esercizio del diritto fondamentale allo studio, nella convinzione che l’istruzione e l’educazione rappresentino una condizione essenziale alla ricostruzione e alla riorganizzazione del tessuto sociale di un Paese.
La Professoressa Elisabetta Chiacchella, iscritta alla nostra associazione e docente all'Università per stranieri di Perugia, da tempo è impegnata nella promozione di iniziative mirate a "risarcire" generazioni di ragazzi vessati da guerre inique con l'aiuto tangibile del mondo occidentale.


E' quindi nostro particolare piacere invitarti a partecipare al concerto in favore delle donne ruandesi che si terrà:


Giovedì 22 Marzo 2007, ore 21:00

presso l'Aula Magna dell'Università per Stranieri di Perugia


Il Quartetto femminile di flauti e arpa "Venereclassic" eseguirà
colonne sonore di film e trascrizioni di temi sinfonici e operistici.



Nell'occasione sarà possibile offrire un contributo all'iniziativa.


venerdì 9 marzo 2007

Sveglia! E' l'ora dei diritti!


http://www.dirittiora.it/public/upload/banner/banner_468x60.swf



Sabato 10 marzo in Piazza Farnese a Roma, manifestazione nazionale per dare la sveglia alla classe politica  italiana
  
 APPELLO AD ADERIRE ALLA MANIFESTAZIONE NAZIONALE DIRITTI ORA!


Alle DONNE e agli UOMINI di questo paese così bello e così poco libero.
A chi crede che tutti gli esseri umani nascono uguali in DIGNITÀ.
A chi ha a cuore la COSTITUZIONE italiana che riconosce DIRITTI e non li vieta a nessuno.
A tutte e tutti diamo appuntamento per una grande e festosa manifestazione per la LAICITA’ e le LIBERTÀ.



A Roma il 10 Marzo 2007 alle ore  15,00 Piazza Farnese 


   
  
Per una legge sulle UNIONI CIVILI che riconosca il valore sociale dell'AMORE, eterosessuale ed omosessuale.
Per una stagione di riforme fondate sulla libertà e la RESPONSABILITÀ di donne e uomini.
Un futuro di PACE passa per la valorizzazione dei diritti delle persone e il riconoscimento che la PLURALITÀ è una formidabile ricchezza.
Diamo la SVEGLIA alla classe politica. Il tempo dei diritti è ORA.
 


Per le adesioni ed informazioni inviare un'email a dirittiora@libero.it  www.dirittiora.it
 
Arcigay Arcilesbica "Omphalos" Perugia organizza un RAINBOW AUTOBUS per andare a  Roma tutti insieme  da Piazzale Bove (Perugia) partenza alle ore 10:00 e ritorno  alle 22:30  Per informazioni e prenotazioni:

http://www.omphalospg.it/primopiano/ oppure info@omphalospg.it


venerdì 2 marzo 2007

Occhi che urlano

Alghero, 2 marzo 2007


“HA GLI OCCHI CHE URLANO. VUOLE VIVERE ABBASTANZA DA PARLARE CON QUELL’APPARECCHIO. E VUOLE FARLO PUBBLICAMENTE. MAGARI SU RADIO RADICALE.


Di seguito, la lettera  inviata da Maddalena Soro – moglie di Giovanni Nuvoli - a Marco Cappato, Deputato europeo. Il testo  è stato letto ieri sera da Maddalena allo stesso Giovanni (che continua ad essere tenuto inspiegabilmente nel reparto di terapia intensiva dell’Ospedale di Sassari).

 


Alghero, 1.03.2007


Caro Marco,
questa lettera la mando a te, ma è indirizzata a tutti i radicali italiani.


Credo che non mi sarebbe particolarmente difficile accontentare Giovanni, nel suo legittimo desiderio di chiudere questa inutile sofferenza con una morte serena e indolore, facendo quello che in modo silenzioso e nascosto migliaia di famiglie italiane fanno ogni anno. Parlo ovviamente della eutanasia largamente praticata, anche in Italia, in modo “privato” e senza coinvolgimento di media e di forze politiche.


Se non è stata questa la nostra scelta è perché, come nel caso Welby, sia Giovanni che io abbiamo sentito il bisogno di dare un senso diverso alla sua morte, cercando di contribuire ad abbattere questo muro insopportabile di ipocrisia e idiozia benpensante che continua a circondare la materia del nostro Paese. Abbiamo cioè voluto farne una battaglia politica. E questo fin da quando abbiamo scritto al Presidente della Repubblica, nel settembre scorso. E poi abbiamo coinvolto i Radicali, che già tante sacrosante battaglie hanno fatto per i nostri diritti civili.


Voglio ringraziarvi per la prontezza con cui avete colto il nostro appello e per tutto quello che state facendo in queste settimane.


Ma il motivo per cui vi scrivo (e scrivo io oggi, non Giovanni) è per dirvi che io sono battagliera e molto solida (tu mi hai conosciuta personalmente, e gli amici mi chiamano “Nuraghetta”) ma mi accorgo che non ce la faccio più.


Non cercate di immaginare cosa sono stati questi anni per me. Non ci riuscireste.


Allo stress dei mesi scorsi si è aggiunto ora quello mediatico. Decine di colloqui ogni giorno con autorità sanitarie, magistrati, politici, vescovi e tanti giornalisti si sono sommati alle mie fatiche pre-esistenti.


Chi mi è più vicino cerca di tenermi su dicendomi: “Dai! Coraggio! Hai dalla tua parte il 99 per cento degli italiani. Non mollare proprio adesso!”. E credo che sia vero. Mi ferma per strada molta gente, conoscenti ma anche sconosciuti. Mi incoraggiano, mi mostrano simpatia e ammirazione. Tutto questo mi tiene un po’ su. Poi la sera vedo Giovanni, e…crollo. Sto molto male, molto più di quando l’hai visto tu. Ha gli occhi disperati, che URLANO!


Poi però mi sono fatta anche dei nemici. Contro di me l’Ospedale, il Vescovo, ecc. sono riusciti a scatenare una ignobile campagna dei principali giornali e televisioni locali, che all’unisono titolano adesso: “Sta per arrivare a Sassari il sintetizzatore vocale, grazie al quale Nuvoli potrà finalmente dire cosa vuole, senza l’intermediario della moglie”. Capito? Secondo loro sono io che desidero la sua morte, non lui. Giovanni aveva dei dolori ad una gamba. Il primario gli ha detto: “Hai un trombo. Si potrebbe risolvere somministrandoti degli anti-coagulanti. Ma tu non vuoi cure…!” Allora Giovanni ha acconsentito agli anti-coagulanti, solo per non soffrire. “Ecco! Visto? Non è lui che rifiuta le cure!” Capito?


Tutti i media locali d’accordo su questa tesi adesso. Tutti assieme, sarà un caso? Immagino che al di fuori della Sardegna questa recente simpatica svolta dell’informazione pubblica manipolata non sia stata colta. Ma qui si, non sarà sfuggita a nessuno. E non mi aiuta a tenermi su. Giovanni ieri mi ha detto che vuole vivere abbastanza da parlare con quell’apparecchio. E vuole farlo pubblicamente. Magari su Radio Radicale.


E allora vi chiedo di aiutarmi ad accelerare i tempi. Tutti assieme, con la passione politica, la carica umana, le grandi capacità che avete sempre saputo dimostrare.


Un saluto a voi tutti.


Stasera la leggo a Giovanni, prima di mandarvela.


 


Ciao


Maddalena


giovedì 1 marzo 2007

Sdi, Radicali e Rosa nel Pugno in Umbria

Puoi ascoltare la conferenza stampa del 28/2/2007, scaricando l'audio in formato Mp3 da Radio Radicale.


Ecco una sintesi della conferenza:


Sintesi conferenza stampa


I radicali umbri, nel ribadire la loro ferma determinazione a continuare il percorso intrapreso dalla Rosa nel Pugno, sottolineano il loro ruolo propositivo e di stimolo coerentemente svolto anche in ambito locale su un ampio ventaglio di tematiche che vanno dalle questioni ambientali ai diritti civili, dall’antiproibizionismo sulle droghe alla partecipazione diretta e responsabile della cittadinanza alla vita amministrativa (si pensi alle iniziative popolari per l’istituzione del difensore civico nel Comune di Perugia e alla sottoscrizione referendaria per la diminuzione dell’indennità, smisuratamente elevata, dei consiglieri regionali), dal laicismo, inteso come espressione di una religiosità intima e non confessionale e come garanzia di tolleranza e rispetto per ogni credo,  alla nonviolenza, dal progetto di riordino dell’assetto sanitario regionale al rilancio dell’attività imprenditoriale e alla riforma della pubblica amministrazione.

Con riferimento ad alcune notizie riportate dalla stampa locale relative a manovre di scarso profilo politico caldeggiate, a quanto pare, dalla direzione regionale dello SDI nonché a diatribe tra componenti interne allo SDI, i radicali umbri tengono a rimarcare la loro più netta distanza da concezioni che non solo non hanno nulla da spartire con il programma innovativo e riformatore della Rosa nel Pugno ma che risultano altresì gravemente offensive della democrazia e, in particolare, di quella parte consistente della società che avverte come prioritario il superamento dell’immobilismo che paralizza e penalizza la vita politica.
La situazione umbra, nel suo piccolo, rispecchia purtroppo fedelmente quel degrado più vasto, di segno antidemocratico e antiliberale, che da tempo i radicali vanno denunciando come “caso Italia” ed anzi individuano nella nostra Regione aspetti peculiari particolarmente pericolosi per la crescita civile e la legalità al punto da ritenere necessario riferirsi al “caso Umbria” (vedi pag 2).
Ci amareggia profondamente constatare che la direzione regionale dello SDI, rivelando ancora una volta, in spregio all’elettorato, una grave incomprensione delle motivazioni che stanno alla base della Rosa nel Pugno e confermando il proprio disinteresse e il proprio sostanziale disimpegno per il soggetto costituitosi due anni fa a Fiuggi, ambisca più a caratterizzarsi come componente di una partitocrazia dominante e paralizzante che a distinguersi come protagonista di un rinnovamento auspicato e inderogabile.
Per noi radicali la Rosa nel Pugno deve andare avanti per affermarsi come concreto e credibile punto di riferimento per tutti i riformatori.


Il Caso Umbria


I Radicali delle due associazioni umbre (il Centro di Iniziativa Radicale di Perugia e il Circolo Ernesto Rossi di Terni) insieme alla Associazione Luca Coscioni, ritengono che abbandonare  la novità del panorama politico italiano, la Rosa nel Pugno, anche e soprattutto a livello locale sia un errore politico che può avere conseguenze molto gravi per il futuro della Regione Umbria. La Rosa nel Pugno con il suo apporto laico, socialista, liberale e radicale  infatti rappresenta al momento l’unico elemento  riformatore in un contesto che sempre di più va assumendo i caratteri di “regime”. Rigettare questa potenzialità strategica per l’affermazione piena dei diritti dei nostri concittadini, significa di fatto scegliere di farne parte costitutiva (del regime umbro).


Noi Radicali della Rosa nel Pugno avvertiamo la necessità di denunciare quello che sempre di più va delineandosi come il “Caso Umbria” che trova radici oltre che in un humus culturale, storico e politico conservatore, in alcune scelte irresponsabili  delle oligarchie dominanti, alle quali rispondiamo da anni con proposte alternative utilizzando gli strumenti della nonviolenza.


1) REFERENDUM SULLE INDENNITA’ DEI CONSIGLIERI REGIONALI

 Il referendum sulle indennità dei consiglieri regionali, sottoscritto nel 2004 da oltre 13.000      cittadini, è stato rinviato per ben due volte e il  timore che ciò possa ripetersi per la convocazione del 10 Giugno 2007 è molto forte. In merito al Referendum l’articolo 22 dello statuto recita: “La Regione … ne favorisce l’utilizzazione”. Invece di fatto è impedita, da chi dovrebbe esserne garante, la partecipazione democratica, violando quella  legalità al rispetto della quale, per prime le istituzioni, dovrebbero attenersi . Anche noi radicali abbiamo contribuito alla campagna referendaria in questione (con la raccolta di oltre mille firme), successivamente partecipando ad uno sciopero della fame a staffetta insieme agli amici del Comitato Promotore e proprio i parlamentari radicali della Rosa nel Pugno hanno presentato il 24/02/2007 alla Camera dei Deputati una interrogazione parlamentare ad hoc (allegato 1). Per il rispetto della volontà dei cittadini, per la credibilità delle istituzioni democratiche regionali ci rivolgiamo al Presidente della Giunta Regionale e ai consiglieri perché sostengano e rafforzino uno strumento civico così importante, rendendo possibile per il 10 Giugno la consultazione referendaria.


2) LA SANITA’ E LA SALUTE IN UMBRIA

Per noi Radicali della Rosa nel Pugno è tema prioritario di riforma. Non a caso abbiamo voluto organizzare un convegno ad hoc in piena campagna elettorale a Spoleto (allegato 2).
Ciò che chiediamo è che sia il cittadino/ malato al centro del sistema sanitario regionale e non gli interessi clientelari e spartitori sotto gli occhi di tutti. Una sanità per i cittadini e non il contrario così come ci ha insegnato l’orvietano Luca Coscioni, la cui associazione si è battuta con successo per il voto ai disabili e che è ora impegnata perché siano messi a disposizione per i pazienti affetti da gravi patologie strumenti che aiutino la comunicazione e l’autonomia.
Una sanità che assorbe circa l’80% del bilancio in Umbria non può più permettersi ben quattro ASL e due aziende ospedaliere. Eppure sulla proposta di rivedere l’assetto regionale su questo fronte (seguendo l‘esempio delle Marche) la maggioranza e l’opposizione appaiono unite su posizioni conservatrici e miopi  nel sostenere uno status quo che non permette scelte coraggiose ed agisce solo per riduzione progressiva di risorse.
Ma la situazione non è rosea su più versanti: dalle liste di attesa alla terapia del dolore (per fare un esempio l’analgesia epidurale per il parto è offerta a meno del 10% delle donne negli 11 punti nascita regionali), dalla carenza formativa e di organico dei servizi per le interruzioni di gravidanza (come radicali abbiamo denunciato come da circa 2 mesi non vi sia alcun ginecologo non obiettore per l’ospedale di Foligno) alla mancata traduzione di quanto abbiamo ottenuto con fatica sul Piano Sanitario Regionale (alternativa farmacologia a all’aborto chirurgico,Ru486).


3) I GRAVI POBLEMI DEL CAPOLUOGO: IL BUCO DI BILANCIO, LA QUESTIONE T-RED AVREBBERO AVUTO ALTRI ESITI SE SI FOSSE RISPETTATA LA LEGALITA’ CON L’ELEZIONE DEL DIFENSORE CIVICO COMUNALE.


Era previsto dallo statuto del Comune di Perugia all’inizio degli anni ’90. Su questo noi radicali abbiamo condotto una strenua battaglia (allegato 3), conducendo sondaggi, proposte, appelli.
Avevamo visto giusto: era ed è necessaria una figura super partes (tanto più nei nostri sistemi politici fossilizzati) che sia da tramite tra amministrazione e cittadino. Il tutto è stato impedito dalla partitocrazia perugina che non ha ottemperato ad oggi quanto previsto dallo Statuto.


4) Il MINIMETRO’


Noi radicali partecipammo negli anni scorsi al comitato per la mobilità alternativa, che cercò di far crescere il dibattito in città, su quanto si andava a realizzare. Sostenemmo insieme ad altri soggetti minoritari (nei loro stesi partiti) progetti alternativi basati sulla mobilità integrata territorio-città (che sfruttava la rete del FS e della Ferrovia centrale Umbra, inserendo le metropolitane di superficie per i centri principali della regione).
Ora sono patrimonio comune in città preoccupazioni da noi avanzate nel 2000 (allegato 4)per la realizzazione di un progetto che presenta tanti punti interrogativi. C’è il rischio di un flop economico e una mancata risoluzione dei problemi della mobilità e del traffico (Perugia, tra le prime città d’Italia per uso automobile). E soprattutto è assente un idea di città che appare sempre più scissa tra acropoli e periferia. Che si apra la possibilità di un confronto aperto sul futuro per evitare un tracollo della città che amiamo.


5) L’AMBIENTE E IL TERRITORIO

L’Umbria ha subito e subisce un attacco profondo al suo paesaggio, alla qualità ambientale dei suoi centri, senza precedenti. Le acque dell’Umbria, le zone collinari, i laghi sono in costante pericolo e la pianificazione del territorio necessità di riforme profonde e radicali.
A primavera saremo tra i promotori di un convegno su “Popolazione e Risorse” in cui crediamo si potrà proseguire nello sviluppo di un apporto laica sui temi ambientali che farà riferimento anche a questioni locali preminenti.



Tommaso Ciacca, segretario del Centro d’Iniziativa Radicale di Perugi
Andrea Maori, coordinatore regionale della Rosa nel Pugno
Francesco Pullia, componente del Comitato nazionale di Radicali Italiani e responsabile del Circolo radicale “Ernesto Rossi” di Terni