giovedì 25 gennaio 2007

Basta con le offese strumentali al deputato D’Elia!

Non crediamo serva a nessuno, e tanto meno alle donne e agli uomini che con onestà, serietà e intelligenza svolgono quotidianamente il loro lavoro nella Polizia di Stato, un comunicato come quello diramato dall’ufficio stampa del SAP di Terni in cui insieme al livore e alla preoccupazione per un possibile ritorno in città di Oreste Scalzone si esprimono gratuitamente toni spregiativi nei confronti del deputato radicale Sergio D’Elia, eletto nelle liste della Rosa nel Pugno.
Riteniamo sia inqualificabile considerare solo come ex terrorista D’Elia, che, ci preme sottolineare, ha interamente pagato i suoi trascorsi, e non, invece, come un uomo, tra l’altro mai macchiatosi di sangue, che ha rivisto lucidamente la propria storia, facendo duramente i conti con il proprio passato e con i propri errori, e che soprattutto ha consapevolmente scelto da oltre un ventennio la via della nonviolenza impegnandosi in prima persona contro la pena di morte nel mondo e dando vita all’associazione Nessuno tocchi Caino, i cui meriti sono ampiamente apprezzati e riconosciuti da tutti, al di là degli orientamenti, da numerosi premi Nobel e da personalità di rilievo internazionale. Non si capisce, pertanto, perché dovrebbe rassegnare le dimissioni proprio un uomo la cui vicenda può anzi essere ritenuta esemplare di un percorso di maturazione e cambiamento.
D’Elia non solo ha manifestato e manifesta, più di tanti altri, un grande rispetto per la democrazia ma onora il dettato costituzionale rappresentando un’autentica risorsa per il nostro Parlamento.



Francesco Pullia, Membro del Comitato nazionale di Radicali Italiani
Tommaso Ciacca, Segretario Centro di Iniziativa Radicale, Perugia


martedì 23 gennaio 2007

Fannulloni o Volenterosi?


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Volantino 
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Volantino A3 
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Ascolta l'intervista di Radio Radicale a Pietro Ichino sul progetto di legge per l'istituzione di una Authority per la valutazione dell'efficienza e della produttività delle strutture pubbliche e dei loro dipendenti.


sabato 20 gennaio 2007

Quali proposte per il nuovo Piano Sanitario Regionale?

Sappiamo che nei paesi industrializzati un aumento oltre un certo livello della quantità di sanità intesa come strutture, personale, tecnologie, non produce salute. Alcuni ricercatori hanno stimato che il raggiungimento della longevità dipende per il 20-30% dal patrimonio genetico, per il 20% dall’ecosistema, per il 40-50% dai fattori socioeconomici e solo per 10-15% dai fattori strettamente sanitari ( Crivellini M., “Sanità e Salute: un conflitto di interessi”, ed. F. Angeli, 2004). Questo dato, insieme al comune buon senso può suggerire alcune domande : “perché la stragrande maggioranza del bilancio della nostra regione è assorbito da questo settore ?”, “come vengono impiegate le risorse?”, “esistono criteri di efficienza, efficacia del sistema?”, “sono appropriate le scelte o le non scelte che vengono fatte dalla classe politica umbra?”. 

Ma c’è un'altra domanda che attende risposta: “da dove iniziare per razionalizzare le risorse disponibili senza perdere qualità?”.  La strada forse era stata indicata dal referendum sulla riduzione della ASL regionali e di nuovo rilanciata dalla nostra regione “sorella”, le Marche, tre anni fa con l’istituzione dell’Azienda Sanitaria Unica Regionale che sta puntando alla riduzione dei costi nell’ottica di un livello di servizio superiore, più equilibrato sul territorio ed omogeneo.


Eppure poco si muove in questo senso in Umbria. Quattro sono le aziende sanitarie locali, inamovibili come feudi che trovano il consenso dei  “capitani di ventura” dei partiti di maggioranza e opposizione, due le aziende ospedaliere. Quanto si potrebbe risparmiare nel medio e lungo termine con un loro accorpamento a partire dalle strutture amministrative?  Che ricaduta avrebbe ciò in termini di scelte politiche, ora latitanti alla vigilia del nuovo Piano Sanitario Regionale?


Di fatto, le decisioni allo stato attuale avvengano principalmente in seguito ad una progressiva caduta di risorse, di personale, che sembra scientificamente programmata, per quel presidio ospedaliero o per quel distretto sanitario, fino a  farlo capitolare. Tutto ciò ha un costo non solo economico ma grava sugli utenti, in termini di servizio offerto e sugli operatori sanitari ai quali viene tolta la possibilità di un progetto lavorativo dignitoso.


Il segretario regionale dello SDI, Roberto Bertini, nel corso di un seminario sulla sanità organizzato alcuni giorni fa dal suo partito, ha toccato il tema della revisione dell’assetto delle aziende sanitarie regionali dell’Umbria. E’ necessario che chi ha responsabilità politica mostri coraggio e eviti di rinviare oltre questo passaggio che per noi radicali è prioritario. Durante l’ultima campagna elettorale della Rosa nel Pugno promuovemmo un convegno sulla sanità e la salute a Spoleto e chiedemmo di dare un taglio alla stagione degli errori commessi per mancanza di lungimiranza politica (come è stato per la scelta del nuovo ospedale di Foligno, che se ubicato diversamente, a metà strada con Spoleto, sarebbe oggi un polo di eccellenza strategico e competitivo in termini di qualità di servizi anche con l’azienda ospedaliera di Perugia). Basta quindi con errori che creano fratture, esasperano campanilismi che ora possono sembrarne la causa, ma ne sono solo il paravento.  C’è bisogno di progetti che sappiano prefigurare il futuro sotto tanti aspetti.


E’ per questo che è opportuno chiedersi se ha senso la costruzione di un nuovo ospedale tra Todi e Marsciano, a meno di 20 minuti da Perugia, a quali esigenze reali risponde tutto ciò, a quale costo ambientale si andrà incontro. Discorso analogo si può fare per il nascente presidio tra Amelia e Narni. Perché abbiamo un numero così alto di strutture sanitarie pubbliche regionali che non hanno la certificazione (che in tanti casi è stata applicata da anni in strutture private convenzionate). E la certificazione dei dirigenti? Appare infine davvero incomprensibile  il balletto delle poltrone dei Direttori Generali, tutto sembra ruotarvi intorno. Alla faccia della centralità del cittadino al quale al massimo… ruotano a non finire.!



Tommaso Ciacca


mercoledì 17 gennaio 2007

I socialisti umbri hanno paura dei radicali?

Noi radicali non abbiamo smesso un solo istante, a livello sia nazionale che regionale, di credere nella Rosa nel Pugno e nella sua trasformazione da progetto in soggetto politico innovativo. Dobbiamo, però, constatare che nonostante il nostro impegno, i vertici socialisti regionali, tranne alcune isolate eccezioni e nella piena sordità nei confronti di gran parte di militanti fermamente convinti dell’apporto propositivo della Rosa, non solo appaiono arroccati in vecchie logiche, quelle che hanno garantito loro in questi anni di navigare a vista senza identità e ossequiosi del sistema spartitorio vigente in Umbria, ma dimostrano atteggiamenti sprezzanti e inconcepibili verso l’area radicale regionale. Ormai è un classico. Non c’è da stupirsi. In novembre ad Orvieto è stato organizzato un convegno di due giorni sull’occupazione giovanile, fingendo di dimenticare totalmente le proposte in merito dell’on. Capezzone, e sull’ipotesi del partito democratico senza che i promotori, e cioè i socialisti orvietani, abbiano avuto almeno l’educazione ( anche se sappiamo che parlare di educazione è già tanto…) di invitare un, ripetiamo un  esponente radicale (e dire che la presidente di Radicali Italiani, Maria Antonietta Coscioni, risiede ad Orvieto!), sabato scorso, invece, a Perugia, con trombe e fanfare, è stato indetto un appuntamento sulla sanità ignorando completamente le nostre battaglie proprio in questo settore, in particolare quelle coraggiosamente condotte all’ospedale di Spoleto dall’anestesista dott. Tommaso Ciacca. Non si tratta, a questo punto, di disattenzione ma di deliberata strategia che non può che nuocere in primo luogo alla stessa immagine dei socialisti umbri. Certo, con i radicali non si conquistano posti di potere ma si tenta di avviare concretamente quell’alternativa di cui, a quanto pare, alcuni dirigenti regionali hanno terrore. Ce ne dispiace profondamente. Noi andremo, comunque, avanti fedeli agli impegni assunti con i nostri elettorali nel nome della Rosa e per un’alternativa laica, socialista, liberale.



Francesco Pullia
Componente del Comitato nazionale Radicali Italiani


martedì 9 gennaio 2007

CAPEZZONE...

Siamo certi che a noi sta bene che Daniele sia stato "ostracizzato" dai "padrini" del PR e noi (la "base"?) non abbiamo nulla da dire?


Il trucco delle tre donne (molto efficace e azzittente) è una pezza troppo piccola per coprire lo strappo sotto.
Personalmente ho scritto a Daniele offrenogli i miei servigi in qualsiasi modo desideri usarli, perché per l'ennesima volta sto dalla parte del più "debole".


Non mi è piaciuto per nulla non il fatto in se', ma il MODO e il SILENZIO (da regime, davvero!) che ha coperto il tutto.


...ho scoperchiato una pentola? Ho soltanto fatto una scoreggia nella tempesta?


Saluti&Baci.max:-)


domenica 31 dicembre 2006

Per il nuovo anno

Il 19 Dicembre abbiamo avuto l'ultima riunione dell'anno della nostra associazione, in gran parte dedicata alle notizie, alle impressioni riportate da Bruxelles dai compagni del CIR lì presenti (in occasione del consiglio generale del PRT) e alla riflessione che ne è seguita. La triste giornata di ieri che ha visto perdersi la speranza di seminare il seme della nonviolenza in un area dove sangue rischia di aggiungersi a sangue in un escalation senza controllo, conferma la assoluta necessità di rilanciare il partito nonviolento transnazionale partendo da una convinta campagna di iscrizioni per il 2007. In queste ore Marco Pannella prosegue lo sciopero della fame e della sete con un " repentino e grave deterioramento della funzionalità renale", facendosi carico ancora una volta di rilanciare la possibilità che la moratoria delle esecuzioni capitali venga votata all'ONU. Le scorse settimane hanno visto aprirsi uno squarcio di verità nel Paese in seguito alle azioni di Piergiorgio Welby e dei radicali. Anche per casualità non mi son trovato al posto o insieme al mio collega Dott. Riccio in quell'opera che ha liberato anche noi medici dalla paura di fare il nostro dovere. Una mia mail di disponibilità per Piero Welby, arrivata a Marco Cappato il 13 Dicembre, non è stata letta e una sua telefonata nei giorni scorsi mi ha chiarito cosa è accaduto.
Voglio ringraziare tanto Carlo Ruggeri, perchè questo spazio è frutto del suo impegno, così gratuitamente e generosamente offerto. Con lui e con le tante e compagne e compagni che sono iscritti al CIR di Perugia, abbiamo il dovere/volere di non mollare per l'anno in arrivo, proseguendo in quanto ci siamo proposti nell'ultimo nostro Congresso, impegnandoci sui tanti fronti aperti (dal satyagraha per la pace agli appuntamenti sul futuro della Rosa nel Pugno agli impegni su questioni locali che ritengo di notevole importanza strategica e che rivestono una loro propria urgenza). Le risorse (umane ed economiche) vanno ampliate e valorizzate, e le prossime iniziative potrannno aiutarci in questo. Mando tanti auguri a tutti per il 2007!!

Tommaso Ciacca


Eutanasia e i Radicali


Riportiamo di seguito l'editoriale di Gianni Scipione Rossi e la risposta del nostro segretario Tommaso Ciacca, pubblicate dal Giornale dell'Umbria


Il caso Welby, le regole e le eccezioni


I Radicali saranno contenti del clamore suscitato. La loro capacità di risorgere dalle sconfitte politiche buttando la palla in tribuna è ormai proverbiale. Lo schema è sempre lo stesso e dunque un po’ stantio. Però funziona almeno a livello mediatico. Così fallito il referendum sulle staminali, finita l’alleanza politico-elettorale con lo SDI, ecco la compagnia pannelliana riemergere come d’incanto grazie alla sofferenza di Piergioìrgio Welby e all'emozione popolare che la sua vita attaccata a un ventilatore non poteva che suscitare.
l radicali sono contenti perché convinti di riuscire, con i loro metodi, a interpretare il non detto; il non espresso, di un sentimento popolare diffuso quanto inconfessabile. Lo sono sempre stati e' continuano a esserlo, a onta di ogni smentita.
E di smentite ce ne sono state molte, nell'ormai lunga storia della creatura politica di Marco Pannella. Senza voler considerare i tanti che lo hanno abbandonato lungo la strada, l'unica battaglia che i radicali abbiano sul serio vinta, in fondo è quella sul referendum sul divorzio, una legge che peraltro resta legata ai nomi di un liberale - Baslini - e di un socialista - Fortuna.
Per il resto, la legge sull'aborto, a rileggerla oggi - se finalmente la società italiana fosse diventata adulta,capace di raccontarsi la verità- è scritta con i piedi, con quell’inafferrabile concetto del disagio psicologico e sociale che suona grimaldello per qualunque privato e personale capriccio. E non ci si venga a raccontare che garantisce la libertà della donna… Per fare un altro esempio, la seconda repubblica nasce grazie a un referendum che porta il nome di Mario Segni, mentre Pannella resta ancorato alla prospettiva di un bipartitismo di tipo americano che ,suona monumento all'ipocrisia ideologica di un picçolo partito che non riesce ad aggregarsi neppure con i suoi parenti più prossimi. E poi" chi non ricorda Ilona Staller in Parlamento? E Toni Negri? Meglio lasciar perdere...
Ora è la volta dell'eutanasia.
Negarla, per i radicali, significa, come sempre negare una fumosa "legalità" più grande e superiore della legalità dei comuni mortali, quella delle leggi scritte dagli uomini sulla base di una sapienza e di una moderazione antiche. In sostanza per l’ideologia radicale legalità significa che la società organizzata deve riconoscere all'individuo la libertà assoluta di fare, senza vincoli. Che si tratti di una costruzione teorica che prescinde dall' esistenza di Dio è ovvio. Meno ovvio, ma certo, è che risponde a una visione del singolo come monade isolata dall'insieme del contesto umano. Una visione estranea alla realtà.
Per imporre, in modo arrogante, la loro minoritaria filosofia al mondo intero, i radicali non esitano a strumentalizzare gli epifenomeni. Per un Piergiorgio Welby che affida loro la propria privata rivendicazione del diritto alla morte, tanti ignoti sofferenti continuano silenziosamente a lottare per la vita. Il problema. naturalmente non è come giudicare il desiderio di Welby di staccare la spina. Il problema insolubile, è come una norma valida erga omnes possa disegnare con certezza il confine tra accanimento terapeutico e suicidio assistito. Il problema è, qualora questa norma fosse scritta, come imporre ai medici di prestarsi al suiçidio assistito, qualora ripugni alla loro coscienza. Il problema è sapere a chi tocca decidere quale vita sia degna di essere vissuta. Il problema. in fondo, è come una norma possa interferire con la profondità dell'animo umano piegato dal dolore.
Per sciogliere questi nodi non basta sbandierare il corpo immobile di un essere umano, non basta registrare l'impotenza dei parenti, non basta un funerale laico.
Non basta, purtroppo.
Si dice che in Olanda ci siano riusciti a scrivere la norma, a quadrare il cerchio. In Olanda, per la cronaca, esiste anche un partito per i diritti dei pedofìli, ed è un buon motivo per non invidiare gli olandesi. In Olanda. tra i casi di legittima eutanasia infantile, è previsto anche quello di spina bifida, una delle malformazioni congenite più gravi. È lecito dubitare che i genitori di bambini che ne siano affetti siano disposti a sopprimerli. Ed è comunque immaginabile che la collettività debba interrogarsi su come aiutarli a sostenere lo sforzo e il dolore.,piuttosto che a eliminarli. Ammesso che di liberazione veramente si tratti.
La grancassa mediatica intorno al povero Piergiorgio Welby aiuterà a sciogliere nodi con cui l’uomo convive dalla notte dei tempi? Solo l’arroganza ideologica dei radicali può pensarlo. Un paio di settimane fa, è stata concessa la grazia a un anziano padre che ha ucciso il figlio sordomuto e schizofrenico. Per l’ennesima volta, quel figlio malato aveva picchiato selvaggiamente la madre. Si può scrivere una legge che renda impunibile chiunque uccide gli schizofrenici? O i maniaco-depressi ? O i ciechi, i sordomuti, i tetraplegici, i microcefali?
Se l’unico valore degno di tutela è il diritto dell’individuo a distinguere il bene dal male, la risposta è sì. Ma è una china pericolosa quella che colloca l’individuo, niccianamente, al di là del bene e del male. E’ la via che conduce al dominio del superuomo su noi uomini comuni. Con le nostre imperfezioni, i nostri dubbi, le nostre speranze, la nostra morale da poveri di spirito. Una morale che può concepire le eccezioni, non che le eccezioni siano la regola.


Gianni Scipione Rossi, Giornale dell'Umbria - 27.12.2006


Eutanasia e i radicali


L’editoriale pubblicato sul Giornale dell’Umbria il 27 Dicembre a firma di Gianni Scipione Rossi, dal titolo "Il caso Welby, le regole e le eccezioni" non è offensivo solamente nei riguardi di Piergiorgio Welby, dei radicali e di una intera storia politica con più di 50 anni, ma anche verso un Presidente della Repubblica che con la sua risposta ha consentito al Paese di confrontarsi apertamente e forse di vivere un Natale più autentico, più umano, oserei dire anche più cristiano.
"Il solo atteggiamento ingiustificabile sarebbe il silenzio…", così il Presidente Napolitano augurandosi una chiara presa di responsabilità da parte del Parlamento su temi così importanti per tutti i cittadini. Altro che "minoritaria filosofia da imporre al mondo intero", caro Scipione Rossi, altro che "visione del singolo come monade isolata dal contesto umano"! Piero Welby e con lui i radicali, tanti medici e personalità del mondo scientifico e filosofico, sono entrati in sintonia con quel 61,6% di italiani che è favorevole all’eutanasia per i malati terminali che ne facciano richiesta (rapporto EU.R.E.S. 2004). Alle accusa di strumentalizzare la sofferenza, il malato Luca Coscioni rispondeva che era lui a strumentalizzare i suoi compagni. Così è stato anche per Piero che ha fatto una battaglia per chiedere che alla luce del sole fosse dato ascolto alla sua richiesta, strumentalizzando lui sì il proprio corpo così offeso, perché divenisse passapartout per tutti per aprire la porta che consente al malato di affermare i propri diritti, innanzitutto quello di scegliere di sospendere una terapia invasiva giungendo ad una morte senza dolore, né angoscia.
Grazie a quanto fatto dal Dott. Riccio, noi medici oggi siamo più liberi, più sereni e fiduciosi che in Italia si esca dalla clandestinità e dalla paura di fare il proprio dovere, che si abbia una legge sul testamento biologico e che l’eutanasia non sia più solo un tabù.
Ma lei Dott. Scipione Rossi non è anche uno storico? Perché allora la menzogna sulla legge 194/78, che i radicali volevano abrogare con un referendum, proprio per i limiti e i compromessi in essa contenuti? Perchè disconoscere con tanto fiele ed acredine una storia fatta di nonviolenza, che ha scelto Gandhi come riferimento e che dà voce ai deboli, ai perseguitati in tutto il mondo?
Non è preferibile pronunciarsi contro nel merito, facendo così crescere dibattito e consapevolezza, piuttosto che arrampicarsi sugli specchi di una caricatura che non le fa onore?


Tommaso Ciacca
Segretario del C.I.R. Perugia