Di seguito la lettera ricevuta:Mi preme evidenziare una situazione che non deve passare inosservata.Il caso mi tocca personalmente come insegnante precaria, ma quanto si sta verificando non può essere sottovalutato da chiunque abbia a cuore le sorti di questo paese. Il fatto è che nella patria di Giotto e di Michelangelo la riforma della scuola superiore ha cancellato da molti indirizzi scolastici, soprattutto negli istituti professionali, lo studio della storia dell’arte.
Un primo controsenso appare lampante: il turismo è una risorsa fondamentale del paese, un settore che va potenziato, ma è evidente che l’obiettivo è l’indotto, non la qualifica degli operatori.
In altri ambiti della formazione il fatto è più sottile: il designer o il grafico, il cui talento creativo trae ispirazione dal passato e dalle tradizioni come dall’originalità delle idee del presente, può sfuggire al controllo di chi è interessato a omologare i gusti e le tendenze della gente per motivi speculativi, economici e ideologici. L’arte “degenerata” sobilla le masse e spaventa i regimi .
In sintesi: meglio non insegnare a pensare e ad avere senso critico.
Questo è quanto accade e nessuno si è mosso. Penso ad enti quali il FAI, alle Sovrintendenze ai beni culturali che, sebbene dipendenze periferiche del ministero, mantengono comunque qualche autonomia: nessuna voce di protesta.
Sono convinta che il discorso sia strettamente connesso con un disegno politico più ampio volto ad annientare la possibilità di una formazione culturale che può essere di disturbo.
Lucia Mazzuccato