
Articolo da Globalist.it
Rese note le motivazioni con le quali l'alta Corte ha confermato la condanna per l'agente della polizia penitenziaria che non soccorse il falegname.
Giustizia è fatta. Niente attenuanti all'agente della polizia penitenziaria Gianluca Cantoro che non soccorse Aldo Bianzino, il falegname detenuto nel carcere di Perugia, morto in cella nell'ottobre 2007 per non aver ricevuto assistenza dopo aver lamentato un forte mal di testa dovuto alla rottura di un aneurisma. Lo ha stabilito la Cassazione - nelle motivazioni di conferma della condanna dell'agente, depositate oggi - rilevando che è una vicenda di "ritenuta gravita'". Il caso Bianzino è uno dei casi più eclatanti di morte in carcere.
Nel verdetto, inoltre, la Cassazione mette in luce l'attendibilità delle testimonianze di altri due detenuti - stranieri - che, dopo una iniziale "titubanza", accusarono Cantoro di essersi disinteressato dalla sorte di Bianzino che aveva chiesto all'agente di chiamare un medico. I supremi giudici osservano che questa esitazione dei due detenuti era dovuta "alla consapevolezza dei rischi cui andavano incontro nel denunciare un agente penitenziario, rischi in seguito verificatisi dal momento che, come sottolineato dalla sentenza di merito, i due sono stati trasferiti in altri istituti di pena".