lunedì 30 gennaio 2017

Legalizzare la prostituzione e liberare la sessualità: Quanto la resistenza verso la legalizzazione della prostituzione ha a che vedere con la concezione simbiotica dell’utero-vergine col feto-sapiente

“Legalizzare la prostituzione e liberare la sessualità:
Quanto la resistenza verso la legalizzazione della prostituzione ha a che vedere con la concezione simbiotica dell’utero-vergine col feto-sapiente”




Ci troviamo dinnanzi a varie operazioni ed opinioni che prediligono il diritto di parola ed espressione su questioni intime che riguardano le persone, di poter scegliere per sé stesse.
Opinioni esternate per avere un consenso tale da legittimare la loro politica.

Questo è evidente nel campo delle femministe per ragioni identitarie del movimento e delle battaglie storiche ed è evidente anche nel campo dei maschilisti per ragioni di narcisistico orgoglio.
Sono visoni apparentemente contrapposte e discordanti proprio perché la prostituzione viene assoggettata a delle mere risse ideologiche, dimenticando del tutto che al centro di questa società esiste la persona e non il ruolo di vittima o carnefice.
Molte donne femministe sono contro la legalizzazione della prostituzione come anche della legalizzazione della GPA per fedeltà a quell'idea fondativa della loro esistenza, esistenza non solo personale ma di appartenenza ideologica che, per essere tale, deve essere accettata tra tutte le donne componenti e non componenti; un’ideologia che si basa sull'intoccabilità sacrale della funzione materna, quell’ipotetico legame inscindibile che si crea durante la gravidanza tra gestante e feto.

La sacralità del corpo femminile che paradossalmente non deve essere oggetto dell'autorità maschilista né del silenzio sociale, in caso di abusi, ma deve comunque sottostare ai ruoli sociali cui la donna è rilegata essendo così, sì, la moglie, la fidanzata e la madre ma pretendendo che il ruolo maschile dell'uomo non sia tale ed uguale a quello dello stesso schema in cui loro vogliono restare imbrigliate.
È un’irrealtà comoda in cui molti si nascondono, sia le donne che gli uomini come finti femministi dell'ultimo minuto; di contro abbiamo gli uomini che si esprimono a favore della legalizzazione della prostituzione solo per poter fare sesso a pagamento, considerando la donna come puro oggetto di sfogo e di piacere. Qui però occorre fare una distinzione tra volere personale ed imposizione sociale dell’irrealtà.

Legalizzare la prostituzione sembra essere diventato un argomento spicciolo o quantomeno retrogrado; la sessualità è sempre stata attaccata al ruolo sociale come se quest’ultima fosse indice o meno di determinate qualità rispetto ad altre nello Stato sistema.
La sessualità non è la base dell'amore e della famiglia come la prostituzione non è la negazione dell'amore e dei sentimenti; sentimenti che devono essere al centro del rispetto sociale nell’esistenza della persona e nel rispetto di ciò che unisce oltre il corpo, senza per questo rilegare il sesso solo a puro sfogo ma ad una conoscenza che ha in sé altri sentimenti, sentimenti che potranno divenire centrali o meno, diversi o meno, tra due o più persone.

Se noi pensiamo alla sessualità eteronormativa, ci torna in mente la coppia giovane e non la coppia matura; questo è un limite cognitivo introdotto dal commercio sociale di valori falsi e di ruoli irreali imposti alle persone, in base all'età ed al ruolo, limiti che rivestono le menti di ognuno di noi.
Se una donna di 70 anni fa la prostituta ed ha una cliente di quasi 30 anni, cosa ci sarebbe di strano? perché una cliente di quasi 30 anni dovrebbe pagare una prostituta di 70 anni?
Per il semplice fatto che la sessualità è scoperta ed ognuno è libero di scoprirla e viverla nelle relazionalità che reputa migliori per un periodo, lungo o breve, della sua esistenza.

E’ ora che la sessualità venga spogliata da quella apparente elasticità giovane e da quell’ipotetica freddezza matura di movimenti erotici. Ecco che la sessualità diviene allora ricerca; la sessualità è ricerca sia tra giovani che tra maturi, sia tra giovani e maturi.
Se poi mettiamo che una prostituta di 70 anni ha una cliente donna di quasi 30 ecco che tutto diviene incomprensibile, patologico, surreale, pietoso.

Se l'uomo maturo si prostituisce per l’uomo giovane, cosa succede?
Per la società qualunque tipo di relazione intimistica tra l'uomo maturo e l'uomo giovane, viene subito incanalata mentalmente nell’illecito sessuale nonostante entrambi siano maggiorenni e consenzienti.
Al contrario è accettato dalla società quel lato femminista, il quale riconosce l'unione tra la donna giovane e la donna matura che per essere tale, deve essere accettata solo ed esclusivamente nel rispetto della sacralità della funzione materna quale legame primordiale che si crea, a loro avviso, durante la gravidanza tra gestante e feto; la sacralità del corpo femminile che paradossalmente non deve essere oggetto dell'autorità maschilista dell'utero sociale ma deve convergere e sottostare ai ruoli sociali cui la donna è rilegata essendo così, sì, la moglie, la fidanzata e la madre ma pretendendo che il ruolo maschile, dell'uomo, non sia tale cercando di slegarlo dello stesso schema, cui loro vogliono restarvi imprigionate.
Una donna che sceglie di prostituirsi per scelta auto determinante di sé stessa è libera di farlo, è libera di rispondere all'esigenza di un uomo di voler solo sfogare il suo istinto e la sua considerazione della donna, qualunque essa sia.

L'uomo senza imporre nulla alla donna né la donna all'uomo avranno e daranno ciò che è stabilito dalla prestazione. Non saranno liberi del tutto dagli schemi sociali dai quali entrambi sono permeati, indistintamente ma questo è prevedibile; non si può essere privi di conoscenze né lo si resta per tanto tempo, dopo la nascita. La società è formata da tante identità che entrano spesso in conflitto tra loro, identità fatte di educazioni diverse; purtroppo si è sempre e solo pensato ad educare sulla base di valori tradizionali e non sulla base della realtà umana.

Quindi negare qualcosa sostenendo che nessuno sceglierebbe liberamente e che nessuna scelta è libera e tutti sono sottomessi a questo tipo di sistema materialistico è solo una scusante che continua ad aprire le porte all'idea di sacro e di lontano dalle nostre possibilità.
L'autodeterminazione nasce anche da questo, dall'essere per come si sente di essere e di voler essere per bisogni interni del cuore e del corpo. Nessuno può dire chi siamo e cosa facciamo o a cosa è dovuta una scelta espressiva; questa dovrebbe essere una regola permanente in una società laica perché nessuno può descrivere l'altro basandosi solo su sé stesso ed adducendo le medesime “soluzioni”.

La prostituzione non è un qualcosa che riassume e rilega in sé gli aspetti viziosi; è una scelta libera ed auto determinate di maschi e femmine e prima ancora di persone che decidono di vendere il proprio corpo per lavorare. Ciò non toglie nulla a nessuna categoria sociale né tantomeno agli ideali sociali delle varie schiere di appartenenza socio-identificativa. La prostituzione non sarà più il piedistallo dell’eteronormatività, il luogo nascosto dove le persone invece di vivere il piacere fisico, scaricano le loro frustrazioni da “giacca e cravatta o tailleur” su una persona schiavizzata dai leciti “sindacalisti del silenzio”.

Insomma sia il femminismo che il maschilismo sono contro la GPA per mero egoismo di parte ed entrambi sono tacitamente a favore del “marchettistico assetto sociale”.
Esiste una piccola differenza relazionale, come inevitabile e giusto che sia, tra i rapporti che riguardano le donne femministe ed i rapporti delle donne lesbiche. Chi è entrato anche lontanamente in contatto con il mondo femminista, anche quello dei convegni pubblici, avrà notato che esiste comunque una devozione della donna in quanto donna e della sua funzione sociale.
Non sarebbe difficile immaginare ed ipotizzare che le femministe ammettano tra loro rapporti conoscitivi anche sessuali, creando una sorta di agorà nel quale le matrone hanno a disposizione altre donne, alle quali dare le giuste dritte per divenire poi docili mogli ma anche mogli rispettabili, forti e determinate. Tutto lecito, ci mancherebbe; ma allora perché tanto odio e tanto catastrofismo contro la prostituzione femminile delle sex workers?
Verrebbe meno, nel loro ideale combattivo, quella reciproca condivisione socialmente venerata, come ricerca femminile di quel valore materno che ha in sé la legittimazione di gruppo ideologico.
Quindi esistono donne lesbiche, che desiderano avere dei figli con la GPA ma con gestante esterna alla coppia; anche in questo caso le femministe sarebbero contro la GPA per il semplice fatto che l'utero materno va onorato, l'utero femminile va onorato della sua carica riproduttiva anche se avrebbero meno riserve rispetto a una coppia di uomini richiedenti (che naturalmente non potrebbero concepire un figlio da soli, come non potrebbero neanche due lesbiche).

Allo stesso modo il movimento maschilista vedrebbe nella GPA un attacco alla sua virilità di dominatore fertile. Ed anche qui femminismo e maschilismo si uniscono; l’evidenza di questo è palese in quegli incontri pubblici contro la violenza sulle donne, cui puntualmente partecipano femministe e femministi, incontri nei quali si può sentire, per sbaglio, alla fine del convegno, tra una tartina e l’altra, tutto l’opposto di quanto decantato prima e cioè un atteggiamento di sostegno reciproco tra femministe e maschilisti, l’ideale sociale tutelato fino al paradossale.
Come allo stesso modo le lesbiche che vivono libere da tali ideologie, senza bisogno di identità nelle quali rifugiarsi e richiedono diritti nel rispetto della propria e personale libertà con quell’empatia altrettanto dolce e “d’attaccamento” che hanno con una creatura cresciuta in un grembo estraneo ai loro; esse vengono condannate anche dalle femministe lesbiche, le quali si apprestano a elogiare l’ideale saffico, della sessualità tra donne, dimenticando che la dolce Saffo avrebbe ben voluto fare sesso con le sue ragazze all’infuori di quella scuola, “tenendosele” con sé e non cedendole agli uomini.

Legalizzare la prostituzione limiterebbe lo sfruttamento perché ci sarebbero più controlli e soprattutto perché il mercato nero del sesso sarebbe svantaggiato rispetto a quello un legale; il mercato nero continuerebbe ad avere con sé donne sfruttate e vittime di soprusi e ricatti al contrario delle persone che legalizzano il loro lavoro e questo sarà un modo per tenere sotto controllo tutte e due le realtà e porre sanzioni a chi sfrutta i lavoratori del sesso.
Ovviamente nessuna legge è infallibile. Una legge che regola tutto questo è un qualcosa in più che va a tutelare le persone e le realtà e soprattutto l'espressione sessuale; la sessualità è fluida e non per questo anche un rapporto tra un sex workers e un cliente è puro sesso, la sessualità è scoperta di sé stessi e dell'altro, delle proprie modalità relazionali, delle proprie emozioni e delle proprie esperienze con il proprio corpo e con il proprio piacere.
Quindi la sessualità verrebbe tutelata e soprattutto riconosciuta e non sarebbe più nascosta nelle sue sfumature.

La prostituzione e ad esempio le case chiuse non sono un modo per nascondere una realtà ma un modo per tutelarla e per tutelare la privacy dei soggetti in questione.
Bando ai maschilismi ed ai femministi dell'ultimo minuto, bando alle femministe che hanno bisogno di un riconoscimento dell'autorità maschile per poter essere sé stesse e potersi sentire fiere della loro identità storica; bando a tutte le ipocrisie, operando un cambiamento normativo che urge sia nel nostro paese che nel mondo e soprattutto nella concezione della cultura del reale.


Federica Frasconi

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